Storia di due gemelli (part 1)


Che ne sappiamo noi dei gemelli? 

Quasi nulla anche se la scienza pare sa tutto.



A questo pensava Alessio mentre con Vittorio, il fratello gemello,
sul grosso TIR guidava intontito, dalla strada, dalle macchine che a migliaia ormai avevano incontrato i suoi occhi abituati e stanchi.L’abitacolo di lamiera e vetro della guida li racchiudeva come un fatto di sangue. Tutto in ordine, con un odore nuovo, di fabbrica.

Il cruscotto, la guida, il portacenere sempre pieno. Lo specchietto retrovisore. E gli specchi intorno e davanti, sull’esterno.

Ogni cosa li conteneva come nel ventre materno, entrambi inseparabili l’uno dall’altro.

Il piccolo lettino, per i riposi necessari, dietro, quasi nascosto, durante i lunghi viaggi, di giorni, di notti.

Il lettino richiamava gli ambienti di casa che ogni volta lasciavano con dolore, ma quella non era l’unica cosa che ricordava i rapporti familiari.

L’abitacolo-ventre era pieno di oggetti , foto di ciccio e ciccia, nonno mamma e papa’. Erano le icone che avevano attaccato sopra le foto della Madonna, anche se nessuno dei due credeva a questa santità.Piuttosto nei lunghi viaggi avevano bisogno di un’autorità che riconoscesse il valore delle loro azioni.

Le icone erano divise, sulla sinistra le varie Madonne e le foto dell’album di famiglia,sulla destra quelle che rappresentava la vera religione di Vittorio. Delle stupende donne nude. Da tempo Vittorio era assiduo lettore pornografico.

Nei lunghi viaggi non era solo l’autorità a mancargli. Qualche altra cosa sfuggiva e volevano. E lui più di Alessio, gli illustrava il paesaggio umano delle riviste e lo invitava ad usarle.

L’abitudine era cominciata con la scoperta dell’oste marchigiano.

Era una piccola osteria sulla strada che avevano scoperto in un estate lunghissima e assetata.

Appena entrati e seduti, arrivò l’oste marchigiano, quello vero in carne ed ossa. Era l’individuo più ambiguo che avessero conosciuto. I capelli rossicci e leccati a lingua di vacca non erano nient’altro che un parrucchino costosissimo raffinato e addirittura profumato. Quel volto che in passato, in giovinezza, era stato rugoso e vissuto perchè era stato scaricatore di porto, ora era diventato di nuovo infantile e femminile perchè era passato per una clinica di bellezza.

Chi era dunque l’oste? Quali possibilità, quali barzellette sporche era predestinato ad annunciare ai due gemelli??

-Tutte-

Dalle barzellette ben presto il rapporto arrivò al sodo. L’oste marchigiano parlò del camerino nel retrobottega dove avvenivano le sue scelte per le metamorfosi desiderate. Dopo il vino e il pasto e l’immediato sonno, l’oste uscì da dietro con qualcosa in mano che subito spiattellò sul tavolino strillando allegro. Quello che veniva mostrato non era altro che un catalogo. Ma un catalogo di sessi maschili. Ce n’erano venti, di ogni misura forma e colore; e insieme al catalogo una scatola.

Cantaride affermò l’oste.

Anche l’intero catalogo richiamava la cantaride, infatti era intitolato “gocce d’amore per rafforzare la potenza sessuale” e su i suoi tubetti c’era l’etichetta:

cantharis d4.

L’antico afrodisiaco, continuava l’oste, è un mistero. Se ne può morire. 

Vittorio, ne rimase completamente affascinato, Alessio nascondeva a stento il vomito.Alle insistenze dell’oste perchè provasse, Vittorio comprò l’intera partita. Uscì dalla taverna come trasformato.

Alessio presagiva quanto tutto questo fosse innaturale, la cantaride era vera e mortale. Da mesi Vittorio non parlava d’altro. Con ogni donna e uomo e addirittura in famiglia era arrivato a spiegare alle nipoti tredicenni, prima l’uso della cantaride sul sesso, poi la scelta sul catalogo.

I viaggi continuavano. Uguali. E accumulavano stanchezza.

Il giorno della morte di Vittorio, si perchè Vittorio morì, avvenne tutto per caso. Per caso ci fermammo a fare benzina ad un chiosco-tempio. E per caso dall’altra parte si fermò un grosso torpedone pieno di suore straniere. Vittorio non perse l’occasione, corse dentro al TIR, tirò fuori il catalogo dei sessi maschili e la cantaride, e tentò di raggiungere il torpedone.

Lo vidi scavalcare i guardrails, incurante delle macchine che sopraggiungevano. Gridava.

Venne investito da un camion e spiaccicato sull’asfalto come un cane. Lo raggiunsi che ormai era una forma morta, di sangue e budella, tubetti di cantaride e illustrazioni del catalogo.

Io che non avevo mai creduto alle autorità, pensai ad un funerale che riscattasse l’ultimo anno, senza autorità, di vita che Vittorio aveva scelto.

Facemmo un funerale religioso.

In chiesa, avevo appena tolto lo sguardo dalla bara di legno e fui attratto da un punto luminosissimo che volteggiava dentro le larghe navate. Era come se fosse uno specchietto.La mia doppia sorpresa fu che nessuno fino a quel momento, tranne me, s’era accorto di questo volo fenomenale. Guardai con maggiore attenzione, con mia grande meraviglia e piacere, dietro la luce vitrea e bianca dalla forma volante e riconobbi una farfalla.

Era la farfalla più strana che avessi mai visto, le ali quasi vera madreperla o acqua pura. La farfalla tentava disperatamente di richiamare su di sè l’attenzione dei presenti occupati più in basso nella chiesa. Ma ogni sforzo era inutile.

Si posò sul volto dipinto di un mosaico e sbattendo le alette sbattevano le ciglia del santo raffigurato. Ma nulla da fare. Io tentavo tra i presenti cupi e tristi di richiamare l’attenzione verso il punto di vetro che volava sopra le nostre teste; m’accorsi solo allora che in prima fila a destra del coro, una suora aveva volto gli occhi all’insù e smesso di cantare.

Solo allora mi ricordai della farfalla, la cantaride che volteggiava fra noi,

la spanish fleighe

Sentii subito la presenza vitale di Vittorio, pensai subito che la farfalla per nascere aveva tratto le uova e il polline dall’impiastro di sangue e unguento che Vittorio aveva lasciato di se’, sull’autostrada.

Intanto tra me e la suora si era stabilita una sorta di complicità, dato che eravamo gli unici a vedere il fenomeno. Con allegria io sapevo questo mistero.

Dentro di me pensai di gridare forte  davanti alla flebile croce, e tra le navate della chiesa e ancora più forte, anch’io come Vittorio avrei scavalcato di corsa, incurante, il guardrail,

  (part2) Storia di due gemelli

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2 pensieri su “Storia di due gemelli (part 1)

  1. Non male, anche se farcito con (per me) un po\’ troppo splatter.
    Sono ora curiosa, per darti un giudizio più completo, di leggere la fine.
    Mi hai detto che c\’è la continuazione…o sbaglio?
    Un caro abbraccio…ed un sorriso…Nikla

    Mi piace

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