Storia di due gemelli (part 2) : La rivincita di Alessio


Alessio 
Da circa tre mesi mi sto incrostando di conchiglie. E’ cominciato come un lieve prurito, un formicolio di quelli che ti vengono quando sei rimasto troppo a lungo seduto nella stessa posizione, e non ci ho fatto caso fino a che non mi sono tirata su una gamba dei pantaloni per grattarmi e ho incontrato sotto le dita le prime conchiglie, un grappoletto nero di minuscole cozze, rincantucciate nella piega del ginocchio. Mi sono messo a ridere per la sorpresa. Era buffo. Però mi sentivo dei brividi di febbre, e mi sono tastato il polso per controllare. C’erano degli oggetti duri che passavano in fila nella mia vena, ritmicamente. Li sentivo benissimo con il pollice: microscopici oggetti a forma di cono, appuntiti. Preso dal panico, sono corso a telefonare a Tania.

    < Non sarà stata stata l’umidità che ho preso a Venezia?> ho buttato lì, alla ricerca affannosa di una spiegazione qualunque. Lui deve avermi creduto ubriaco, perchè si è incazzato. < Cretina ! ha urlato, <non ti vergogni a svegliare la gente a quest’ora per fare scherzi imbecilli?>.E io che pensavo che stessi male sul serio … ‘sta stronza ! Chissà domani che faccia sbattuta mi viene.Ha riattaccato.

Che potevo fare? Mi sono seduto davanti al televisore che trasmetteva un film americano, e ho aspettato, ascoltando i mille piccoli rumori inquietanti del mio corpo.

Io non volevo andarci a Venezia. Erano stati loro a convincermi, quel branco di vigliacchi non aspettavano altro che il carnevale per tirar fuori dai cassetti reggicalze e boa di struzzo. Avevo obbiettato che gli alberghi sarebbero stati strapieni. < Dormiremo-sotto-i-ponti … > aveva gorgheggiato tutto d’un fiato Roberto.

        <Sotto i ponti, a Venezia c’è l’acqua.> avevo ribattuto di malumore. Ma poi c’ero andato.

Il pomeriggio, era stato divertente. Piazza San Marco piena zeppa di gente che ballava, e tutti in maschera, un casino. Io mi ero combinato con un completino modesto, una cosa da studentessa anni Cinquanta, mi piacciono quelle robe lì, con le scarpette alla ballerina. Ma gli altri ! Rita Hayworth, la Garbo, quindici Marilyn, chili di paillettes, insomma la fiera della parrucca platinata. Con quell’alibi dell’è-vero-non-è-vero, non le avevo mai viste così scatenate.

Quando non ce l’hanno fatta più a strofinarsi a tutti i maschi di passaggio, siamo andati a berci un tè al Florian. Si è ammassata subito la folla alle vetrine. E sfido ! Tra la schiena nuda di Tania e le calze nere a rete delle altre cinque o sei fatalone, ce n’era di che lustrarsi gli occhi. Io mi sentivo come la parente di campagna, là in mezzo. 

La piazza era piena (ancora più piena di prima) e la gente ballava al ritmo della musica di un DJ da TV privata. Bella gente. Sono entrato nella calca e mi sono messo a guardare le maschere. Paggi, odalische, cubi di Rubik, farfalle, una processione egiziana con Anubi e la mummia, melenzane, imperatori, un boia col suo impiccato, cardinali, un ragazzo con la testa infilata nella tavoletta del cesso.

Cerone e fard la facevano da padrone.

Quando un girotondo di streghe mi è venuto addosso, e sono caduto e ho battuto la nuca contro qualcosa di duro, nessuno mi ha aiutato ad alzarmi. Sono scappato via.

Adesso chi li ritrova più gli altri?. Avevano parlato di andare a dormire a casa di un amico di Giulio, ma io non sapevo dove abitava. Bel carnevale, tutto da solo con la mia gonna a campana e la maglietta scollata a cuore ! E faceva anche freddo.

Ma che importava se ero rimasta sola, un posto per dormire lo avrei trovato e magari in compagnia. Mi sono data una rassettata, e via su per il ponte, verso l’avventura.

Macchè. Sembrava che su Venezia gravasse una coltre di bromuro. Dopo un’ora avevo i piedi a pezzi per la camminata, e di maschi nemmeno l’ombra. Mi sono messa a vagare per calli vuote, piangendo di vergogna come uno scemo fino a quando non sono arrivato nei pressi di un portone. Era aperto e mi ci sono infilato dentro. A limite avrei potuto passare la notte sulle scale.

Non c’erano scale. C’era solo una cassapanca dorata e la porta di un ascensore con la spia verde accesa, e faceva freddo anche là. Così sono entrato nell’ascensore e ho premuto il pulsante di un piano a caso. Mi son trovato in un corridoio col pavimento coperto di tappeti. Non sapevo che fare, a quel punto. Certo non era colpa mia se avevano lasciato il portone aperto, e non mi andava di farmi sorprendere in casa d’altri come un ladro. La cosa migliore sarebbe stata schiacciare il bottone del piano terra ed andarmene; invece la curiosità mi ha spinta a dare un’occhiata. C’erano bei quadri alle pareti, e un sacco di porte. Più che in una casa sembrava di essere in un collegio. E infatti da una porta socchiusa , ho intravisto una stanza che sembrava una camerata. C’erano dei letti, e sui letti tante ragazze addormentate. Carine, ho pensato. Potrei dormire qui con loro stanotte. O per sempre. Poi mi sono sentito girare la testa e ho pensato <oddio sto impazzendo> , un posto così non può esistere. Sono tornato all’ascensore e ho schiacciato il bottone del piano terra. Ma l’ascensore si è messo a salire. Quando la porta si è aperta, mi son trovato su una terrazza, una di quelle terrazze di legno che ci sono sui tetti a Venezia . In un angolo c’era una specie di gabbia fatta di rete metallica, con un casotto sul fondo, in una pozza di buio. Sembra una gabbia di una scimmia, ho pensato. E in effetti qualcosa si è mossa sul fondo della gabbia, ma dal casotto è venuto fuori un ragazzino grasso. Si è appeso alla rete e si è messo a farla oscillare, digrignando i denti. Dopo un bel po’ sono riuscito a chiedere: <Ma che ci fai qua’?>. Ha tirato fuori dai calzoncini il pisello, lo ha infilato in una maglia della rete e ha cominciato a fare su e giù, guardandomi malignamente.

Ad un certo punto, ho visto venir fuori dall’ascensore un prete, quasi me l’aspettavo.

Prete pedofilo Era biondo, aitante, e aveva addosso una tonaca bianca e azzurra, con un ricamino civettuolo all’altezza del cuore. Ha guardato il ragazzo nella gabbia, poi ha guardato me e mi ha strizzato l’occhio. <Non farci caso, figliola,> ha detto. <Quello sporcaccione fa sempre così. E’ in punizione, capisci>.

Si è soffiato rumorosamente il naso con un fazzoletto a righe, poi ci ha guardato dentro con attenzione, ha preso qualcosa con due dita e se l’è messo in bocca. Io avevo fatto un’espressione orripilata, perchè il prete si è chinato verso di me e, continuando a masticare, ha sussurrato in modo di cospirazione: <è per le streghe, capisci, ce n’è un fottio in giro>.

      <Capisco> ho detto io, tanto per dire qualcosa. Il prete si è illuminato come se gli fosse venuta un’idea e mi ha acchiappato la mano, tirandomi verso l’ascensore: <Vieni, vieni, figliola, tu devi essere qui per la processione, è vero?>

Che gli dovevo rispondere? Ho risposto di si. Se era matto lui, meglio dargli corda: se ero impazzito io, una risposta o l’altra non cambiava niente.

Mi ha portato in un salone che sembrava un refettorio di un convento trascinandomi quasi di peso vicino ad un finestrone che dava su una splendida vista sul canale. <Guarda, guarda bene senza distrarti. Concentrazione ci vuole, figliola, concentrazione. Nostra Signora fa i miracoli, ma non tutti li possono vedere, ci vuole molta concentrazione>.

Avevo ormai deciso che se c’era un matto, non dovevo essere io; e poi sentirmi chiamare figliola mi solleticava. Cosi per compiacenza, mi sono chinato sul basso parapetto e ho guardato il canale. L’acqua sembrava viscida. Leccava la base dei muri, aderendovi come un velo d’olio, e sciaguattava avanti e indietro, lentamente, vischiosa, ipnotica.Canale Venezia

Mi son sentita dilatare gli occhi. E ho visto le prime conchiglie avanzare sull’acqua. Erano gusci d’ostrica aperti , di un candore brillante di madreperla.  Avrei voluto gridare per la meraviglia, ma proprio allora mi sono sentita volare la gonna per aria e una mano pesante mi ha tappato la bocca. Non ce n’era bisogno, mi sono ammutolita subito. Hai capito il pretaccio, ho pensato. Poi ho pensato alla Tania e alle altre stronze che avevo lasciato al Florian. Altro che storielle di militari con cui si riempivano la bocca, questa era un’avventura da farle rimanere con un palmo di lingua per un anno. Le conchiglie continuavano ad arrivare sempre più numerose sull’acqua. << Guarda, guarda, figliola … mi ansimava all’orecchio la voce dell’uomo. E io guardavo. In quella posizione, non potevo far altro che guardare. Adesso erano grosse vongole, una regata di vongole con tanti omini dentro che facevano da rematori che sperticavano a più non posso.

Anche il mangiamoccio ci dava dentro, e con tanta abilità che non capivo più niente. E si è messo ad affannarmi sul collo < adesso esprimi un desiderio !>.

A me non sembra di aver espresso un vero desiderio. Ho soltanto strillato una di quelle cose sceme che ti viene da dire nell’eccitazione, tipo bello-bello-così-ahhsìì-così … Che ne sapevo io? E poi quegli strilletti mi si sono cambiati in un urlo sbalorditivo, perchè il getto che mi è scoppiato dentro era freddo, ma freddo … Forse sarò pure svenuta perchè quando ho guardato di nuovo nel canale, non c’era più niente, solo acqua sporca che sbatteva contro la base dei muri.

Mi sbatteva anche il cuore. Non so che mi aspettassi, ma mi sono girato con molta cautela. Nella stanza era tutto normale. Il prete si stava lisciando la tonaca e mi fissava bonario. <Cento euro> ha detto. Io non ho capito. Allora lui si è messo a ridere:  <cosa credi, che questi favori li facciamo per niente?>. Con le lacrime che lottavano per non uscire dagli occhi, ho frugato nella borsetta e gli ho dato i soldi. Quello se li è messo in tasca e ha borbottato: <Ma guarda te ‘ ste checche che pretese’ …>.

Uscito da quella casa che non ricordo nemmeno più dov’era, sarà  stata la botta in testa, pensai che fosse stata tutta un’allucinazione, e non dissi niente alle amiche.

Adesso sono qui seduto davanti al televisore a guardare Fred Astaire che balla con la Roger. Sono così leggeri.

E penso a Vittorio mio fratello   …bonanima,  alla cantharis d4 e al fottuto oste marchigiano.

Ho riflettuto a lungo su quello che mi sta succedendo, e credo di aver capito che qualcuno mi ha voluto giocare un diabolico scherzo. Il fatto è che non mi posso muovere. Le conchiglie continuano a crescere e la mia pelle è già scomparsa sotto un fitto tappeto di mitili neri addossati l’uno all’altro come scaglie. Sento che ne ho anche nello stomaco, perchè mi affondano i filamenti delle mucose, con un bruciore formicolante. I loro bordi taglienti mi fanno male. Ormai sono uno scoglio straziato eroso, brulicante di vite estanee che si scavano gallerie dentro di me e mi ricoprono tutto, eppure non riesco ad arrabbiarmi. In questa brutta storia, chissà, forse guadagnerò qualcosa di prezioso, chissà, forse, in qualche punto segreto del mio corpo calcareo si starà già formando qualche perla   …chissà.

    (Storia di due gemelli part 1)

 

Annunci

Un pensiero su “Storia di due gemelli (part 2) : La rivincita di Alessio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...