Da qui messere si domina la valle: La Punizione

Nei tempi antichi, quando c’erano i feudatari, che avevano diritto di vita e di morte sui loro sottoposti, avvenne una volta che un contadino offese il suo signore. La storia dice che si trattò di una bagattella, di una cosa da nulla, forse di aver detto qualche parola contro di lui, di essersi lagnato di una piccola ingiustizia o di un altro simile; ma il castellano feudatario andò su tutte le furie.

-Furfante-disse al colono,

tu meriti il capestro e sta pur sicuro, fa conto di sentirtelo presto o tardi al collo:

è la fine più comune per i tuoi pari.

Ma io sono buono, e ti lascio la scelta fra tre punizioni:

mangiare trenta teste d’aglio, s’intende tutte di seguito e senza mai bere, subire trenta colpi di bastone, o pagare subito cento scudi.

 

 

Il contadino si consultò fra sè e sè:

-Trenta agli senza mai bere! Non ho mai provato e non so se sia possibile… Prendermi trenta colpi di bastone, certo sarebbe un grande pericolo… I cento scudi poi sono peggio di tutto.

Non sapendo che scegliere, cadde in ginocchio gridando:

-Misericordia in nome di Dio!

Ma il signore ordinò:

-Portate una corda… Come, il gaglioffo osa parlarmi ancora? Allora il contadino temendo di essere impiccato, scelse l’aglio. E il signore comandò di andarne a cogliere, badando soprattutto che fosse del più forte, e contò lui stesso le teste ad una ad una; quando arrivò a trenta, le mise in un piatto e le fece presentare al disgraziato contadino. Costui prende le testa più grossa, la guarda in modo compassionevole, l’addenta, mangia, torcendo il muso, come fa il gatto con gli avanzi conditi di mostarda, e curando di non toccarla con la lingua.

Il signore ride, stando attento soprattutto che il condannato non inghiotta senza masticare.

Il primo aglio passa, e anche il secondo. Al terzo il paziente dice: –Se lo porti il diavolo!

A farla breve, arrivò a stento ad una dozzina che si mise a gridare: –Aiuto! La gola mi brucia!… Subito, subito, portatemi da bere!

-Ah , ah, messer Gianfranco – dice il castellano,- vedo che durante i pasti vi bagnate volentieri il gargarozzo. Ebbene, bevete, bevete quanto vi pare: buon pro vi faccia… Olà, vino, olà!… Però, amico, se non vi dispiace, venuto a mancare l’aglio, dopo dovete scegliere fra i cento scudi e la bastonatura.

-Piaccia alla vostra bontà che le teste d’aglio già mangiate siano messe in conto delle bastonate, chè quanto al denaro, la somma è troppo grossa: dove va a prenderla, un poveretto come me?

-Ebbene, subisci le trenta bastonate – disse il signore: – quanto all’aglio, non c’entra nel conto e quindi va lasciato da parte. Per darsi coraggio il vassallo ingoia una lunga bevuta di vino: si munisce così all’interno, poi affronta con grande fermezza il primo colpo; al secondo dice:

-Aiutami, mio buon Gesù, a sopportare pazientemente queste dure prove!

Il terzo è rude: egli digrigna i denti, si curva tutto e fa un salto; al quarto fa una smorfia orribile; al quinto caccia un grido. Ma non siamo alla fine, ci vuol altro, e sarà un vero miracolo se potrà digerire tutto. Non si era mai visto niente di così crudele: Due gagliardi villani tengono un bastone ciascuno, che fanno cadere con giusto tono e misura, osservando il tono e la cadenza.

-E l’infelice che non ha che una canzone: Grazia!

Ma si, altro che grazia! Il signore fa picchiare sempre più forte, giudica i colpi, stando a guardare gravemente e ripetendo sempre che egli è troppo buono.

Finalmente il povero diavolo teme di rimetterci la vita. Al ventesimo colpo dice con voce compassionevole: –Per Iddio santissimo, smettete!… Ohimè, non ne posso più…

E il gran ciambellano del castellano risponde:

ciambellano -Pagate dunque i cento scudi, netti e in contanti. So che siete duro a sciogliere i cordoni della borsa, e me ne dispiace per voi. Se non li avete tutti pronti, il vostro compare Pietro, sia detto fra noi, vi può nel momento aiutare. Ma per così poco non vorrete farvi impiccare.

Il disgraziato, non osando neppure rispondere, corre a prendere il gruzzolo e dice: – E’ tutto quello che possiedo.

Si esaminano le monete, si contano ad una ad una, mentre al contadino il sudore scorre come acqua sulla faccia. Non ha mai fatto una smorfia così orribile. Ma a che serve? Bisogna pagare.

Così dopo essersi arso lo stomaco con dodici teste d’aglio, dopo aver avuto le spalle flagellate, ha dovuto vuotar la borsa, senza che nè per gli agli, nè per le bastonate gli sia fatto grazia di uno scudo.


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2 pensieri su “Da qui messere si domina la valle: La Punizione

  1. E sorrido anch\’io soprattutto perchè se va avanti così la storia di questo paese, solo una risata li potrà seppelliree per quanto riguarda in nick, dato che carter(quel maledetto di un carter) ha vinto anche stavolta, ho eredidato il nome di Moulinsky

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