Brunetta il miniministro dell’insulto

  • L’educazione del ministro Brunetta è direttamente proporzionale alla sua altezza. Per l’unico uomo che riesce a passare sotto i tornelli da lui stesso introdotti contro i fannulloni della pubblica amministrazione, l’insulto è il suo pane quotidiano. Inveisce contro la sveglia la mattina appena suona: “Smettila, lavori solo una volta al giorno!”. Borbotta contro il caffè: “Scotti, maledetto negro!”. Maledice il portiere: “Si faccia i cazzi suoi, lei e tutta la categoria”. Impreca contro la vecchietta che gli attraversa la strada: “Perché diavolo vai in giro, ti diamo la pensione? Stattene a casa!”. E via via per tutta la giornata.
  • Ieri è toccato ai precari, incrociati a Roma a margine del Convegno Nazionale dell’Innovazione. Per il mini-ministro sono “l’Italia peggiore”, così sbotta quando una ragazza tenta di porgergli una domanda presentandosi come una lavoratrice della “Rete Precari”. Apriti cielo! L’innovatore scende dal palco infastidito. Viso contrito e passo svelto zigzaga gli astanti e via dentro la puffo-mobile blu, mentre i precari chiedono spiegazioni e la scorta sfodera il solito metodo “spinta e scudo”.
  • L’insulto ai precari è però solo l’ultimo di una lunga serie. Nel recente passato il Nostro ha definito nell’ordine: l’opposizione “elite di merda” augurandole di “andare a morire ammazzata”; ha chiamato “panzoni” gli agenti di polizia che invece di scendere per strada con fischietto e paletta lavorano negli uffici; “fannulloni” i dipendenti del suo ministero; “vacanzieri pomeridiani” i dipendenti della procura di Milano. Ci sarebbe da rendere pan per focaccia, ma contro Brunetta sarebbe solo tempo perso.
di Stefano Milani
 
 
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