L’articolo 18 discrimina i padroni

Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, al momento sembra fondata su un terreno franoso. La trattativa in corso tra governo e parti sociali è diventata, in tv, un film dell’orrore, con il ritorno di alcuni morti viventi dell’ex governo Berlusconi.

Lunedì sera, tra l’Infedele, Porta a porta e Linea notte, era tutto un resuscitare di accuse contro l’articolo 18, descritto come la causa di tutti i mali italiani, in particolare dall’ex ministro Brunetta.

Due gli argomenti decisivi. Il primo è che è inutile insistere nel reintegro del lavoratore licenziato (seppure ingiustamente), quando manca il rapporto di fiducia da parte del datore di lavoro. E questo è giusto: meglio morire di fame piuttosto che turbare la sensibilità del padrone. Il secondo argomento di Brunetta è che il dipendente non deve avere una concezione proprietaria del posto di lavoro. Si capisce: è molto meglio che il padrone abbia una concezione proprietaria del lavoratore.

Ora, dopo un chiarimento così convincente, la Fiom dovrebbe schierarsi compatta sulla linea Brunetta.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...