Storia di un marinaio

Come molti della mia età, a 22 anni si è stanchi di dipendere dalla famiglia. Non avendo terminato il liceo, decisi dunque di intraprendere un lavoro che fosse soddisfacente economicamente e no. Dopo anni di lavori saltuari qui e all’estero decisi di immatricolarmi nella Gente di Mare ed imbarcarmi per qualche posto il più lontano possibile; superati tutti i preamboli burocratici (visite mediche ecc.), uscii finalmente dal Ministero della Marina dell’EUR con il mio numero di matricola e cominciai la ricerca di una compagnia che mi assumesse.
I marinai romani sono molto pochi; immaginate un siciliano che, nelle fumose osterie del Piemonte e del Trentino, cerchi pazientemente un posto da maestro di sci.

 …Non sembrava una cosa facile, ma fui “fortunato”: Ad Anzio trovai subito una compagnia disposta ad imbarcarmi: avrei presto compreso di tanta insolita disponibilità …accettai, ma presto cambiai il mio ruolo da macchinista a mozzo di coperta.

 Olio grasso e rumore non sono per me: m’ero imbarcato per lavorare col mare negli occhi, e così feci: per 804.000 lire al mese mi imbarcai su un peschereccio atlantico di 106t. diretto in Sud Africa al largo delle cui coste avremmo pescato merluzzi sino al riempimento della nave.

Il primo felice contatto col mare cattivo lo ebbi nei primi 3 giorni:

 ancora nel mediterraneo la nave, scossa da onde in tempesta e coi motori in avaria rollava violentemente a destra e a sinistra: gli alberi e le sponde quasi  toccavano acqua ed era difficile camminare, impossibile dormire. Era nuovo e strano per me , ma bellissimo e mentre più d’uno dei 18 marinai lampedusani vomitava l’anima io salii in plancia e osservai. Da allora osservai sempre.

 I miei occhi guardavano il mare, sempre … guardavo la scia bianca dietro la nave, un bianco ribollire a zig-zag.

Passando a Gibilterra pagai la bevuta d’obbligo per il mio primo passaggio. Scendemmo dunque lungo la costa occidentale dell’Africa fermandoci solo poche ore a Dakar.

 Pelli nerissime poliziotti alti, slanciati, scalcinati ed alteri al tempo stesso; cesti di manghi artigianato locale e strani tipi che vendevano tutto per marlboro o magliette o scarpe … ed anche sapendo delle meravigliose ragazze di dakar beh …dio cane, ancora non sapevo che avrei visto una donna solo circa due maledetti mesi dopo.

Navigando a circa 11-12 miglie all’ora raggiungemmo il sud africa dopo 25 giorni di navigazione … ora il vero lavoro cominciava WOW!

Iniziai dunque a comprendere il meccanismo della pesca atlantica quando, per la prima volta calammo nell’oceano l’immensa rete e, dopo alcune ore ci recammo dabasso a lavorare il pesce catturato. A questo punto venivamo chiamati tutti per decapitare, lavare inscatolare e stivare tutto il pescato. Si salpava la rete ogni 4 ore

 … si lavorava contro il tempo: infatti il ritiro della rete non era certo subordinato alle nostre umane esigenze di cibo o di sonno; ogni 4 ore si ricominciava tutto d’accapo. Era tremendo, assurdo, eppure ricordo con piacere quelle ore:

” test yourself ” si sperimentava la gioventù, vedere fin dove può il tuo corpo.

E avanti avanti così:4 cale al giorno -16 ore di lavoro al giorno … non fermarsi se no gli occhi si chiudono, scherzare a voce alta, bestemmiare più forte del nostromo mentre i pesci guizzano per l’ultima volta nel loro sangue, camminando tra miliardi di teste mozze, gli occhi stupiti spalancati e spenti per sempre in una morte idiota.

 ….Ed il tempo passa …nonostante la fatica, ricordo tutto con piacere;

 era meravigliosa l’alba sull’oceano col sole trapunto di gabbiani urlanti e l’oscillare ritmico del mare irato.                                  

  ………Oh Raffaella detta Lella, non ti ho mai conosciuto forse ci saremmo piaciuti            

 

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